I farmaci per dimagrire funzionano, ma non è tutto qui.

farmaci per dimagrire

Introduzione

E’ ora di affrontare questo difficile argomento. Se ne parla ovunque: sui social, nei podcast, negli studi medici. Sempre più spesso arrivano anche in studio sotto forma di una domanda diretta: “Ma questi farmaci funzionano davvero?”

Cosa sono i farmaci GLP-1

Parliamo dei farmaci agonisti del GLP-1, nati inizialmente per il trattamento del diabete e oggi sempre più utilizzati per la perdita di peso.

Sono molecole che mimano l’azione di un ormone intestinale coinvolto nella regolazione della glicemia e della sazietà. In pratica, agiscono su più fronti: rallentano lo svuotamento gastrico, aumentano il senso di pienezza e riducono l’appetito.

Si mangia meno e si perde peso ma a quale prezzo?

Negli Stati Uniti (e non solo), le prescrizioni sono aumentate in modo esponenziale. L’uso si sta progressivamente normalizzando e, nel frattempo, anche l’immaginario estetico si sta adattando: molti dei corpi che vediamo online, spesso presi come riferimento, sono influenzati, direttamente o indirettamente, da questi farmaci.

Effetti collaterali

Gli effetti collaterali più comuni includono nausea, disturbi gastrointestinali, senso di malessere. In alcuni casi, soprattutto se non accompagnati da una gestione nutrizionale adeguata, contribuiscono anche alla perdita di massa muscolare (soprattutto senza attività fisica).

Sono farmaci relativamente “nuovi” e gli effetti a lungo termine non si conoscono fino in fondo.

Cosa succede dopo la sospensione dei farmaci per dimagrire?

Le evidenze che stanno emergendo indicano che, alla sospensione del farmaco, il peso tende a essere recuperato. Non perché il farmaco “smette di funzionare”, ma perché viene meno il suo effetto regolatorio sull’appetito, senza che necessariamente ci sia stato un cambiamento stabile nei comportamenti.

Un ulteriore aspetto da considerare è che, nel tempo, l’effetto può attenuarsi. In molti casi è necessario aumentare progressivamente il dosaggio per mantenere gli stessi risultati. Si tratta di un adattamento fisiologico dell’organismo che rende il farmaco meno incisivo rispetto alle fasi iniziali.

Il punto centrale

E questo apre una questione importante, forse la più importante: questi farmaci riducono la fame, ma non insegnano a mangiare. Non lavorano sulla relazione con il cibo, sulle abitudini e sulle scelte quotidiane, anzi “de responsabilizzano”.

Mi è capitato poco tempo fa un video sui social di una ragazza che si riprendeva mentre consumava un pasto a base di patatine fritte e vino rosso con il sottotitolo: “posso cenare così tutti i giorni e perdere peso perchè ci pensa lui “ – riferendosi al farmaco.

Non ci sarebbe niente di male a fare un aperitivo con patatine e vino una volta ogni tanto (capita anche a me) ma il problema è che un video così, con migliaia di like, sta mandando un messaggio a dir poco problematico (conseguenze su paragoni del corpo e disturbi alimentari).

Conclusione

Io non sono contro i farmaci o l’avanzare della scienza, anzi tutto il contrario. Per alcune persone può rappresentare uno strumento utile, anche salvavita. Andrebbe però solo utilizzato sotto supervisione medica e accompagnato da una buona educazione alimentare e stile di vita adeguato per evitare conseguenze negative sulla salute.

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